Fasi: salute e prevenzione per un welfare lungo tutto l’arco della vita

In vista del Global Welfare Summit 2026, in programma il 14 ottobre a Roma, diamo voce alle esperienze che stanno interpretando il welfare come sistema di protezione integrato, capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita.

In questa intervista, Daniele Damele – Presidente Fasi – racconta l’evoluzione del Fondo: dall’assistenza sanitaria integrativa a un modello di welfare per i dirigenti industriali e le loro famiglie, fondato su mutualità, solidarietà intergenerazionale, prevenzione, tutela della fragilità e innovazione al servizio degli assistiti.

 


 

Il concetto di Global Welfare richiede integrazione e capacità di rispondere a bisogni sempre più articolati e in continua evoluzione.

In questo scenario, diventa fondamentale promuovere un approccio capace di mettere in relazione strumenti, competenze e attori diversi, favorendo soluzioni coordinate, sostenibili e orientate al benessere delle persone e delle organizzazioni.

1) In che modo la vostra organizzazione contribuisce concretamente a sviluppare questo approccio?

Il Fasi nasce nel 1977 e nel 2027 celebrerà cinquant’anni di attività: in questo arco di tempo abbiamo accompagnato l’evoluzione della sanità integrativa nel nostro Paese, passando da un modello di pura assistenza sanitaria a un vero e proprio sistema di welfare per i dirigenti industriali e le loro famiglie. Oggi tuteliamo oltre 300.000 assistiti, con più di 130.000 dirigenti iscritti e quasi 15.000 aziende aderenti, e questa scala ci impone una responsabilità precisa: non limitarci a rimborsare prestazioni, ma costruire un sistema coerente di protezione lungo tutto l’arco della vita.

Il nostro contributo a un welfare realmente integrato parte da una convinzione di fondo: l’integrazione deve essere concreta, deve cioè sostenere e affiancare il Servizio Sanitario Nazionale, non duplicarlo. Lo facciamo attraverso uno strumento che revisioniamo ogni anno, il Nomenclatore-Tariffario, che aggiorniamo per restare allineati alle linee guida cliniche e alle innovazioni terapeutiche più recenti, destinando una quota significativa delle risorse a prestazioni totalmente integrative del SSN, dall’odontoiatria alla non autosufficienza.

Proprio sul fronte della fragilità abbiamo scelto di agire prima che il bisogno diventi emergenza. Già nel 2020 abbiamo istituito una gestione separata dedicata alla non autosufficienza, con un monitoraggio attuariale delle risorse e dei fabbisogni futuri, perché il nostro è un Paese sempre più “silver” e non possiamo trascurare le categorie più fragili. Da qui sono nati interventi mirati come l’indennizzo per l’assistenza domiciliare professionale e il supporto in caso di non autosufficienza permanente.

Il punto, però, è che nessun fondo può rispondere da solo a bisogni così articolati. Per questo il Fasi opera dentro una rete: siamo un ente bilaterale a gestione paritetica tra Confindustria e Federmanager, dialoghiamo costantemente con le Parti Sociali, con il mondo delle imprese e con le strutture sanitarie convenzionate, e abbiamo dato vita a strutture dedicate come IWS, nata insieme a Confindustria e Federmanager per mettere a fattor comune il know-how gestionale maturato in decenni. È questa la traduzione operativa del Global Welfare: mettere in relazione attori, competenze e strumenti diversi attorno a un unico obiettivo, la salute e il benessere delle persone, fondandosi sui principi che ci guidano fin dall’origine, mutualità, solidarietà intergenerazionale e non selezione del rischio.

2) Quale ruolo possono svolgere la tecnologia e l’innovazione nello sviluppo di soluzioni di welfare sempre più personalizzate?

Per noi la tecnologia non è un accessorio, è una leva strategica. L’obiettivo che ci siamo dati nell’ultimo triennio è chiaro: mettere l’innovazione tecnologica al servizio degli assistiti, con un’attenzione particolare alla prevenzione e alle tecnologie che consentono una diagnosi precoce. La vera personalizzazione del welfare nasce lì, nella capacità di intercettare il bisogno di salute prima che si trasformi in patologia conclamata, e di accompagnare la persona con il percorso di cura più appropriato per la sua specifica condizione.

Vorrei però essere preciso su come intendiamo il nostro ruolo. Non vogliamo essere un fondo guidato dall’innovazione, ma un fondo che guida l’innovazione dall’interno. È la logica del Fasi come “sandbox istituzionale”: un fondo tradizionale che si fa laboratorio, sperimentando in modo controllato strumenti d’avanguardia e poi portandoli a sistema. Due progetti lo testimoniano. Il primo è TAETE, le Tariffe differenziate sulla base dell’Eccellenza Tecnologica: un modello multiparametrico che valuta ogni prestazione secondo eccellenza tecnologica, maturità organizzativa e outcome per il paziente, premiando con la tariffazione le strutture che investono nella qualità. Il secondo è HTHS, una sorta di sistema di navigazione che intercetta le tecnologie emergenti attraverso filtri amministrativi, strategici e tecnici, permettendoci di inserire più rapidamente nel Nomenclatore tecnologie già validate. Sono approcci che hanno già prodotto risultati concreti, con l’ingresso nel nostro Tariffario di prestazioni come l’angio-TC, le protesi Custom Made e i pacemaker leadless.

Accanto a questo, stiamo investendo nella telesalute e nei servizi digitali, che consentono un monitoraggio costante dei pazienti fragili, avvicinano la cura alla persona e riducono i costi sia per le famiglie sia per il sistema sanitario nel suo complesso. È questo, in definitiva, il senso della personalizzazione: usare i dati e le tecnologie non per standardizzare, ma per costruire risposte su misura, governate però con metodo e con garanzie. Perché la domanda decisiva non è soltanto quali tecnologie esistono, ma quali meritano davvero di entrare nel perimetro di tutela del Fondo, con quali criteri e con quale impatto reale sulla qualità della cura e sulla vita delle persone.