In vista del Global Welfare Summit 2026, in programma il 14 ottobre a Roma, presso Villa Miani, diamo voce alle esperienze che stanno contribuendo a costruire modelli di welfare più integrati, accessibili e capaci di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita lavorativa.
In questa intervista, Giuseppe Venier – Amministratore Delegato del Gruppo Umana, racconta come l’organizzazione contribuisca allo sviluppo di un approccio integrato al welfare, mettendo in relazione persone, imprese, sistema formativo, parti sociali, istituzioni e territori. Un modello che supera la frammentazione delle misure e punta a costruire risposte coordinate, capaci di rafforzare l’autonomia delle persone, svilupparne le competenze e generare valore sociale, economico e occupazionale nel tempo.
Il concetto di Global Welfare richiede integrazione e capacità di rispondere a bisogni sempre più articolati e in continua evoluzione.
In questo scenario, diventa fondamentale promuovere un approccio capace di mettere in relazione strumenti, competenze e attori diversi, favorendo soluzioni coordinate, sostenibili e orientate al benessere delle persone e delle organizzazioni.
In che modo la vostra organizzazione contribuisce concretamente a sviluppare questo approccio?
Come Gruppo Umana contribuiamo allo sviluppo di un approccio integrato al welfare attraverso il nostro ruolo nel mercato del lavoro e la capacità di mettere in relazione persone, imprese, sistema formativo, parti sociali, istituzioni e territori. I diversi servizi del Gruppo – dalla somministrazione alla formazione, dalle politiche attive all’orientamento, dalla ricerca e selezione all’accompagnamento nelle transizioni professionali – ci consentono di intervenire su bisogni differenti e in momenti diversi della vita lavorativa.
Questa prospettiva riguarda anche i lavoratori somministrati, per i quali è importante rendere più conosciute e accessibili le tutele offerte dalla bilateralità, dalla formazione e dagli strumenti di sostegno previsti dal settore. Parallelamente, l’esperienza sviluppata nel welfare interno rappresenta per noi un laboratorio concreto di ascolto, integrazione ed educazione al welfare, utile a comprendere come trasformare un insieme di misure in un sistema realmente fruibile.
Il punto centrale non è quindi moltiplicare le prestazioni, ma coordinarle, comunicarle e orientarle verso bisogni reali, tenendo conto delle diverse condizioni personali, professionali e territoriali. L’obiettivo è superare la frammentazione e costruire risposte capaci di accompagnare le persone, rafforzarne l’autonomia, svilupparne le competenze e ampliare le loro possibilità di scelta, contribuendo nello stesso tempo alla sostenibilità delle organizzazioni e delle comunità in cui operiamo. In questa prospettiva, il welfare diventa parte integrante del modo in cui un’organizzazione genera valore sociale, economico e occupazionale nel tempo.
Quale ruolo possono svolgere la tecnologia e l’innovazione nello sviluppo di soluzioni di welfare sempre più personalizzate?
La tecnologia può offrire un contributo importante allo sviluppo del welfare, ma non è da sola a renderlo personalizzato. La personalizzazione nasce anzitutto dalla capacità di leggere bisogni differenti, che cambiano nel corso della vita, nei contesti lavorativi e nei territori, e di costruire risposte integrate attraverso competenze, servizi e soggetti diversi.
Gli strumenti digitali possono ridurre le distanze, rendere più accessibili informazioni e opportunità, semplificare alcuni passaggi e favorire il coordinamento tra gli attori del sistema. Possono inoltre aiutare a evitare che le persone si perdano tra misure frammentate, portali distinti e procedure complesse, orientandole con maggiore chiarezza verso ciò che può essere realmente utile.
Tuttavia, nei momenti più delicati – come una transizione professionale, una situazione di fragilità familiare, una scelta previdenziale o un bisogno di assistenza – il valore resta nella relazione, nell’ascolto e nella qualità professionale di chi accompagna persone e imprese. Per questo l’innovazione non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla quantità di strumenti introdotti, ma alla sua capacità di rendere il welfare più semplice, accessibile e vicino ai bisogni reali. È realmente utile quando rafforza la competenza e la relazione umana, non quando pretende di sostituirle e ne amplia l’efficacia concreta.