Gianluca Enrietti (Toduba)

Welfare, tecnologia e flessibilità: Toduba racconta il valore dell’infrastruttura digitale

In vista del Global Welfare Summit 2026, in programma il 14 ottobre a Roma, diamo voce alle realtà che stanno contribuendo a rendere il welfare più integrato, scalabile e capace di rispondere a bisogni sempre più articolati.

In questa intervista, Gianluca Enrietti – CEO di Toduba – racconta il ruolo dell’infrastruttura tecnologica nello sviluppo di un welfare di qualità: un layer proprietario che consente a provider, partner e società di erogazione di costruire soluzioni più solide, integrate e flessibili, senza dover reinventare ogni volta la componente tecnica.

 


 

Il concetto di Global Welfare richiede integrazione e capacità di rispondere a bisogni sempre più articolati e in continua evoluzione.

In questo scenario, diventa fondamentale promuovere un approccio capace di mettere in relazione strumenti, competenze e attori diversi, favorendo soluzioni coordinate, sostenibili e orientate al benessere delle persone e delle organizzazioni.

1) In che modo la vostra organizzazione contribuisce concretamente a sviluppare questo approccio?

In Toduba lavoriamo da tempo su un principio semplice ma non scontato: il welfare di qualità nasce dall’infrastruttura, non solo dal prodotto finale. Il nostro ruolo non è competere sul mercato dei voucher o dei piani welfare, ma fornire la tecnologia proprietaria che permette a chi opera in questo mercato — società di erogazione, provider, partner — di costruire soluzioni più solide, integrate e scalabili. Questo approccio “infrastrutturale” è, di fatto, la nostra risposta al tema dell’integrazione: mettiamo a disposizione un layer tecnologico comune su cui attori diversi possono innestare competenze e servizi differenti, senza dover ciascuno reinventare la componente tecnica. Il risultato è un ecosistema più coordinato, dove la complessità tecnologica viene assorbita a monte e i nostri partner possono concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: interpretare i bisogni specifici di aziende e persone.

2) Quale ruolo possono svolgere la tecnologia e l’innovazione nello sviluppo di soluzioni di welfare sempre più personalizzate?

Un ruolo abilitante, prima ancora che di prodotto. La personalizzazione reale del welfare — quella che tiene conto di generazioni diverse, esigenze di vita diverse, momenti diversi della carriera di una persona — è possibile solo se la tecnologia sottostante è flessibile abbastanza da sostenerla senza diventare essa stessa un collo di bottiglia. Per questo crediamo che l’innovazione tecnologica nel welfare non debba tradursi solo in nuove funzionalità visibili all’utente finale, ma soprattutto in un’architettura capace di adattarsi rapidamente: nuovi strumenti di spesa, nuove categorie di beneficiari, nuove normative. È questa capacità di adattamento — più che la singola innovazione — a rendere davvero sostenibile nel tempo un welfare personalizzato, sia per le persone che per le organizzazioni che lo erogano. Una tecnologia fedele alla norma, flessibile e allo stesso tempo sicura; sia per le aziende che la scelgono, sia per gli utilizzatori finali.